Fermare l’acqua è una cosa.
Capire perché passa e dove potrebbe passare domani è un’altra.
Quando si parla di infiltrazioni nelle strutture interrate, uno dei sistemi più utilizzati è la resina poliuretanica idroespansiva, che reagisce in presenza di acqua o umidità sviluppando una schiuma espansa.
È una tecnologia utilizzata da anni e può risultare efficace in specifiche applicazioni, soprattutto per contrastare rapidamente determinate venute d’acqua attive.
Ma esiste una tecnologia completamente differente: il gel acrilico da iniezione.
StayDry® nasce con un team tecnico che porta con sé oltre 20 anni di esperienza nell’utilizzo delle resine acriliche da iniezione. L’acrilico non è uno dei servizi che abbiamo aggiunto nel tempo.
È la specializzazione dalla quale siamo partiti.
FERMARE UNA PERDITA NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE IMPERMEABILIZZARE UNA STRUTTURA
Una struttura in calcestruzzo armato è molto più complessa del punto nel quale vediamo comparire l’acqua.
Dietro una perdita possono esserci fessure, cavità, riprese di getto, giunti, nidi di ghiaia e altre discontinuità.
L’acqua non ragiona per punti.
Cerca percorsi.
Può entrare in una zona, muoversi attraverso una discontinuità e diventare visibile altrove.
Per questo, vedere una resina uscire da una fessura non significa necessariamente aver impermeabilizzato una struttura: significa che il prodotto ha trovato quella strada.
Il vero lavoro è capire quali altre strade potrebbe trovare l’acqua.
IL GEL ACRILICO LAVORA CON UN PRINCIPIO DIFFERENTE
Il sistema acrilico utilizzato da StayDry® non basa il proprio funzionamento sull’espansione di una schiuma.
La miscela, correttamente dosata e miscelata, dà origine a una polimerizzazione controllata e alla formazione di un gel flessibile.
Prima della gelificazione presenta una caratteristica fondamentale:
una viscosità molto simile a quella dell’acqua.
Questo permette alla miscela di distribuirsi negli spazi raggiungibili attraverso l’iniezione, penetrando nelle fessure, negli interstizi e nelle discontinuità prima di trasformarsi in gel.
Una resina poliuretanica idroespansiva sfrutta l’aumento di volume per occupare gli spazi raggiunti. Il gel acrilico sfrutta invece la propria fluidità prima della gelificazione per diffondersi negli spazi raggiungibili.
Espandersi non significa diffondersi. Riempire non significa necessariamente impermeabilizzare.
LA RESINA NON SA DOVE ANDRÀ L’ACQUA. IL TECNICO DEVE CERCARE DI CAPIRLO PRIMA
È qui che entra in gioco la specializzazione.
Un tecnico esperto deve essere abituato a leggere il calcestruzzo armato e riconoscere riprese di getto, giunti, fessurazioni, nidi di ghiaia, cavità ed elementi passanti che possono rappresentare percorsi preferenziali dell’acqua.
Il punto dal quale vediamo uscire l’acqua non è necessariamente il punto dal quale l’acqua è entrata.
Prima di iniettare bisogna quindi cercare di capire da dove proviene l’acqua, quale percorso ha seguito e dove potrebbe trovare una nuova strada.
Solo dopo si stabiliscono posizione e profondità dei fori, sequenza delle iniezioni, pressione, quantità di materiale e tempi di gelificazione.
La tecnologia permette al materiale di raggiungere determinati spazi. L’esperienza permette al tecnico di capire quali spazi deve raggiungere.
PERCHÉ STAYDRY® UTILIZZA IL GEL ACRILICO?
Perché negli interventi che affrontiamo cerchiamo capacità di penetrazione, tempi di gelificazione gestibili, formazione di un gel flessibile e soprattutto controllo dell’intervento.
Questo non significa che la poliuretanica non possa essere efficace: esistono applicazioni nelle quali può rappresentare una soluzione adatta.
Ma il metodo StayDry® chiede alla resina qualcosa di diverso:
non vogliamo semplicemente che il prodotto reagisca dove trova l’acqua. Vogliamo che sia il tecnico a decidere dove cercare di portarlo.
QUAL'È QUINDI LA RESINA MIGLIORE?
Per noi è la domanda sbagliata.
La domanda che un cliente dovrebbe fare è:
“Perché state iniettando proprio lì?”
Un buon prodotto, utilizzato nel punto sbagliato o senza comprendere il percorso dell’acqua, rimane semplicemente un prodotto.
Per questo non partiamo dalla resina. Partiamo dalla struttura.
Prima leggiamo la struttura, poi cerchiamo di ricostruire il percorso dell’acqua e infine decidiamo dove e come intervenire.
Non inseguiamo soltanto l’acqua che vediamo. Cerchiamo di capire dove potrebbe arrivare.
Una pompa inietta una resina. È il tecnico che deve sapere come utilizzarla per impermeabilizzare una struttura.



